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Convegno 16.12.2006Il convegno “Forme insediative e paesaggi rurali tra il tardoantico e l’alto medioevo” svoltosi a Mondolfo (PU) il 16 dicembre 2006, voleva essere il passo preliminare per la costituzione di uno spazio di discussione tra specialisti di varie discipline sull’alto medioevo nelle Marche. L’idea di principio era quella di attivare un “Forum permanente” dove archeologi e storici, ma anche altre figure specialistiche  interessate a questo particolare ambito cronologico della storia dell’uomo, potessero trovare spazio e modo per discutere sulle problematiche concernenti la ricerca e lo studio dell’alto medioevo marchigiano.
Nella discussione pomeridiana, allorché si è parlato del modo e del come strutturare il forum cercando di capire quale forma e aspetto organizzativo e giuridico potesse avere, è emerso che di fatto luoghi e modi per discutere e confrontarsi esistono già per i medievisti: convegni, seminari e congressi annuali (per gli archeologi, quello della S.A.M.I. ad esempio) offrono la possibilità di confrontarsi sui vari fronti della ricerca. Dunque, creare un altro “contenitore” anche se caratterizzato da un preciso quadro territoriale, equivarrebbe sovrapporre ed in parte duplicare quello che è già una realtà a livello nazionale. Si è pure discusso dello stato della ricerca nelle Marche, particolarmente sofferente per questioni di finanziamenti e di coordinamento tra le varie istituzioni. In tale contesto lo spunto dato dall’ampliamento del progetto regionale della C.A.M. (Carta Archeologica delle Marche) con l’integrazione dei siti medievali e la redazione della C.A.M.M. (Carta Archeologica Medievale delle Marche), è stato sì un volano che ha prodotto una serie di risultati, ma che sembra bensì aver dissipato in parte quell’energia iniziale che sembrava potesse far gemmare nuove iniziative, anche sul piano della ricerca. Ciò che sembra mancare, nella nostra regione, è la consapevolezza della grande risorsa storico-culturale del paesaggio, e quindi anche del potenziale archeologico presente; forse non si è ancora ben compreso quale ricchezza esso potrebbe rappresentare, anche in termini  economici, sociali e di sviluppo sostenibile.
I governi locali e le amministrazioni più sensibili, in alcuni casi con lodevoli sforzi in termini d’investimenti e programmazione, sono riusciti solo in parte a raggiungere l’obiettivo della tutela e valorizzazione e conseguentemente della piena fruibilità del bene storico-culturale e ambientale. Siamo tutti consapevoli che la strada, che porta ad una corretta valorizzazione e alla piena tutela, passa obbligatoriamente per la conoscenza del bene stesso e del suo contesto, come pure sappiamo che queste azioni possono essere proficuamente intraprese solo con la completa concertazione tra enti ed istituzioni interessati. La conoscenza non può naturalmente prescindere dalla ricerca, e qui crediamo che le Università giochino un ruolo importantissimo, vista la pluralità di iniziative e l’ottimo bacino di “cervelli” dei quali sono naturalmente dotate.
Per questo, al termine della discussione in programma nella sessione pomeridiana del convegno di Mondolfo, si è unanimemente proposto di fare un passo in più rispetto alla costituzione di un forum di discussione, di dare cioè espressione alla palesata volontà di incontrarsi e confrontarsi, mettendo a frutto le proprie esperienze in azioni significative, direttamente sul territorio, dando così un contributo tangibile e operando principalmente nella ricerca, come pure nella comunicazione; con ciò contribuendo anche a favorire la progettualità in termini di risorse e quindi della proficua fruibilità del bene storico-culturale. Tutto questo può condurre come sbocco naturale alla costituzione di un centro di ricerca che vede la partecipazione, attraverso la stipula di una apposita convenzione, delle Università marchigiane e di altre Università italiane e straniere, al quale possano aderire anche altri enti e istituti di ricerca. Potrebbe così costituirsi un centro interuniversitario che con il tempo, fermo restando la finalità principale della ricerca, può sviluppare anche un’attività didattica finalizzata alla formazione di operatori territoriali nell’ambito della conservazione dei beni culturali (master, seminari, corsi di specializzazione). Qualora esso sia costituito, sarà richiesto il riconoscimento da parte delle istituzioni regionali e nazionali.
Per quanto riguarda la sede operativa ed amministrativa del Centro, si proporrà all’amministrazione comunale di Mondolfo (PU) di mettere a disposizione, allo scopo, una parte del complesso monumentale dell’ex convento di S. Agostino, ora in fase di restauro ma di prossima apertura, già dotato di una sala convegni e di spazi adeguati e che rappresenterebbe pertanto una sede idonea per un Centro che operi nel campo dei beni culturali. La sede di Mondolfo troverebbe ulteriore ragione nel fatto di trovarsi in un territorio ricco di testimonianze storico-archeologiche ancora scarsamente o per nulla studiate. Va rilevato che il basso Cesano si prefigura come terra d’elezione per lo studio del periodo di transizione dal tardoantico all’alto medioevo poiché, oltre a numerosi e vari siti di epoca preromana e romana, vanta un edificio monumentale (S. Gervasio di Bulgaria) sorto su strutture romane in un’area in cui si collocava la statio di ad Pirum Filumeni, lungo un diverticolo della Flaminia più comodo e meno insidioso del ramo principale dell’arteria per la vicina valle del Metauro, diverticolo che pare essere stato percorso dall’esercito di Narsete nella fase finale della guerra gotica. Si trattava, quindi, di una zona di alto interesse strategico, presidiata da una serie di luoghi fortificati la cui permanenza si prolunga almeno sino al pieno medioevo pur con la modifica delle loro funzioni. Tale carattere strategico è adombrato nella denominazione stessa di Bulgaria riferita al territorio, che offre così un notevole potenziale di ricerca nel cui ambito il Centro potrà operare da subito, previa convenzione con l’amministrazione locale, qualora essa si dimostrasse interessata, sulla base di diversi progetti volti, oltre che alla ricerca, anche alla riqualificazione delle testimonianze monumentali presenti sul territorio, prima fra tutte appunto la chiesa di S. Gervasio.

 

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